racinghardtails goes to tenerife

di officinedada

Dopo la lanarogranfondo, a cui sono arrivato con allenamento dignitoso, gli dèi del cielo si sono scatenati: malattie, sfighe e impegni hanno azzerato il mio fitness. Alla fine di tutto ciò, una settimana a Tenerife organizzata da quella santa di mia moglie. E all’interno di questa settimana, una mezza giornata di fuga per scoprire gli incredibili sentieri dell’isola.

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E qui entra in gioco Mark Bohl, di NoLimitsTenerife (http://www.no-limits-tenerife.com/), che mi fornisce guida, bicicletta (una Scott Genius 720), e risalita per scendere dai confini del parco del Teide al mare. 1500 metri di dislivello e più di 30km di discesa. Roba da Megavalanche, ma tutto per noi.

DSC01625Siccome sono solo e non conviene muovere il furgone, cia diamo appuntamento alla stazione degli autobus a Las Americas: le bici nel vano di carico sono ammesse. Salendo ho modo di parlare con questo tedesco del nord che vive da dieci anni alle Canarie, fuggito dal freddo e dal ritmo caotico, per fare la guida mtb e trekking. Nell’ora e mezza in cui il bus sale, mi seppellisce di info storico culturali sull’isola. Mentre parliamo, viene fuori la formula ideale nell’utilizzarlo come guida: 3 persone o più, portarsi la bici da casa (il noleggio di una bici decente è caro), che garantisce di distribuire la spesa per fare una settimana di singletrack feroci. Pensateci, perchè con la cifra di una settimana a Finale siete in paradiso.

Smontiamo le bici all’area picnic, prima del parco, e capisco perchè tutti vengono qui: aria secca di montagna, solo i pini ci circondano, 23 gradi. Clima e paesaggio incredibili (non a caso il giorno dopo incontrerò da quelle parti la squadra Sky in allenamento). Attorno a noi ci sono le guide di altre ditte con i clienti  e, dopo una breve chiacchierata, iniziamo a scendere: riuscirà il grasso criceto a star dietro all’iperatletico tedesco? Sembra di si, ma non è che lui vada giù a a manetta…

E’ sempre difficile razionalizzare e raccontare un sentiero, e se è per questo è anche impegnativo da fotografare. Iniziamo con il terreno vulcanico: strada bianca con sassi fissi ma scivolosi, polvere, ma il piatto forte è la ghiaia. Sui nostri sentieri la scivolata è graduale e tende a rallentare mentre qui, su queste palline rotonde, avviene un’accelerazione durante la quale l’estraneo controsterza e usa il freno posteriore per salvarsi la vita. Un drift inevitabile.

DSC01627Iniziamo con una strada bianca piena di pietre con curve strette e canalette ideali per i balzi, diventa un singletrack nella sabbia incredibile che vedete in foto, poi un singletrack roccioso, poi uno polveroso e liscio. A differenza che da noi, le sezioni non durano centinaia di metri, ma chilometri. La vegetazione di pini inizia a diventare tropicale e,dopo brevi tratti su asfalto, i sentieri diventano sempre più tecnici e rocciosi. L’aria si riscalda e sembra farsi soffocante, corriamo accanto un canyon gigantesco che vorrei guardare meglio ma temo che una distrazone causi uno stage diving nei cactus. Non c’è problema, perchè attraversando una canaletta pizzico la ruota anteriore (evento che non avveniva da una streettata a Lubiana nel 2002, tirando un puntalone sul marciapiede). La parte finale ci vede usare una vecchia pista da downhill e infine un campetto di salti in un paesaggio che sembra il deserto di Sonora, in realtà è dietro al centro congressi a quattro passi dalla partenza.

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