enduro 3 camini

di officinedada

 

E finalmente è arrivato il weekend della famigerata gara, forse la più dura che mi sciroppo quest’anno. Ottime le premesse: io con un dente del giudizio che batte, prove delle urine e consegna della maglia della squadra all’ultimo, moglie con la febbre calpestata da bambini. E negozio in follia consegne prepasquali.La cosa è svolta così: sabato dalle 17 alle 18, prologo sull’ultima parte della ps3. Io numero 191, che vuol dire arrivare su e aspettare. E aspettare. E aspettare. Parlando amabilmente e facendosi schizzare addosso sassi dagli sloveni malvagi che partono come razzi. Poi partire e trovarsi di fronte a un sentiero che non ha quasi nulla di ciò che si conosceva, perchè 190 persone in mtb di fretta e furia influiscono sulla geologia. E finito il sentiero una cinquantina di metri di sprint su asfalto che puliscono gli spruzzi del carburatore. millemilesimo e qualcosa.

Il giorno della gara lascio la consorte inerte nel letto con circa 52 di febbre, mentre i bambini giocano con coltelli da cucina. L’evento messo in piedi da 360mtb è imponente, e a Trieste praticamente non si è mai visto.Tanta gente, da tanti posti: Trieste, Friuli, Veneto, ma anche Slovenia, Croazia, Ungheria, Russia. C’è gente che per venire qui si è fatta un bel mazzo, il che è una buona cosa, prima partono i mostri e poi tutti gli altri. Sulla prima salita mi accorgo che i tempi per raggiungere le speciali sono fin troppo comodi: infatti al fine del panorama e del mantenere i concorrenti distanti dalla statale, faremo rampe e ghirigori pazzeschi. In questa ci mandano a piedi su per le scale del castello. La ps1 passa per un rinomato sentiero noto come “Amicizia” tra Slovenia e Trieste, già di per se con bel tratto pedalato, ma in questo caso con l’aggiunta di trecento metri di pratone in salita. Quando la discesa si fa tecnica entro nel mio, ma la differenza che chi è più allenato di me fa sul pedalabile è abissale. Poi ci trasferiamo a Cattinara per la ps2, che sarà quella in cui me la caverò meglio, e la ps3 ai limiti del tempo e nella quale sarò più stanco. Per fortuna c’è mezz’ora di controllo orario e per mangiare qualcosa. La ps4, anche lei raggiunta con un giro strano, è quella del post precedente e la termino senza problemi. E senza crampi! Alla quinta non me ne frega più niente e passeggio il ritorno arrivando a filo. Alla fine concludo 106esimo su 169.

Non mi stancherò mai di ripetere quanto ottima è stata l’organizzazione di una gara che il prossimo anno merita in pieno di essere una Superenduro. Quello che mi domando è: dove vuole andare questa disciplina? In parecchi dal veneto mi dicono che non faranno la tappa di Terlago perchè troppo scorrevole e razziata dai crosscountristi. Ora, a questa gare ci troviamo in presenza di biciclette che non avrebbero nessun problema a percorrere un tracciato di downhill o superare tutti gli ostacoli di un bikepark: vogliamo usarle a fondo? Perchè il livello generale e tecnico dell’XC si sta alzando, e tra poco le gare di enduro locali saranno un facile territorio dove accumulare coppe. Dunque, enduro, che strada vuoi prendere?

Alcune note tecniche:

-mettere i kit tubeless con delle vere gomme ust ha pagato. e il kenda nevegal davanti e l’excavator al posteriore non hanno perso un colpo neppure ai limiti della pressione, mentre tanti erano impegnati a cambiare le camere nelle loro fantagomme schwalbe, maxxis e specialized.

-la vera sorpresa sono state le pastiglie ashima doppia mescola metallica/organica. non solo frenata resistente alla temperatura, ma una potenza che temevo mi strappasse il disco.

-la forcella revelation con cartuccia dual flow: sensibile sul piccolo, capace di incassare le robe grosse. e il passaggio allo sterzo conico si è fatto sentire nelle frenate sui sassi.

-la mia ragley blue pig, più ti infilo in discesa più corri. mai soldi son stati meglio spesi.