primo incontro con una ragley blue big

di officinedada

come potete vedere dalla foto qui a sinistra, appena arrivato (senza adesivi)  il telaio è stato testato. non tanto per i sassi e le radici, ma per via del mio modesto peso di 94 chili, unito ad un’ agilità da elefante nella vetreria.  e non solo ha tenuto benissimo, ma ha mostrato il tratto inquietante di calmarsi all’aumentare della velocità sui tratti rocciosi. veloce si, ma anche un buon modo di finire rapidamente al pronto soccorso. molto più veloce della mia santa cruz bullit e dei suoi 170 di corsa posteriori.

lasciamo stare il fatto che la prima uscita è avvenuta sul cocusso e poi verso sezana, dietro a due che pedalano in salita come i razzi mentre io mi fregiavo di un monocorona con guidacatena da parto delle vertebre pesanti. puntata a valle, il rapporto si è invertito: capacità di galleggiare sui peggiori campi di rocce, tenuta in curva grazie ad un movimento centrale bassissimo, possibilità di superare qualunque tratto tecnico con un semplice accenno del manubrio. di fatto, la geometria del carro anteriore ricalca quella di una bici da dh, con in più l’aggiunta del tubo sella molto verticale che aiuta le faticose risalite. miglior acquisto non potevo fare. come ho iniziato a girarci, 365 ha provato la production privee shan, che è vagamente simile come concetto; l’angolo sterzo più verticale, il carro di diversa larghezza e il fatto che non abbia i foderi obliqui curvati però, secondo me traccia la linea tra una front buona e divertente, e una che è in grado di sconfinare in maniera arrogante nel campo delle full. a questo punto, secondo me l’anello debole è il pilota. nocche bianche sul manubrio.